La vita di tutti è caratterizzata da momenti difficili, momenti in cui stare soli non è facile e in cui si sente il bisogno di chiedere aiuto. Molte volte troviamo la forza e il coraggio di attingere alle risorse che sono dentro di noi o riusciamo ad appoggiarci a persone care che ci stanno vicino e questo basta a farci stare meglio, a ritrovare un nuovo equilibrio.
Capita però anche che i momenti difficili, i momenti di crisi, siano troppo forti, o che la difficoltà che sperimentiamo ci accompagni da troppo tempo, oppure ancora, che la comprensione di ciò che ci sta accadendo sia per noi troppo difficile.
L'affetto delle persone care non sembra sufficiente a sostenerci e le difficoltà che stiamo sperimentando continuano ad ostacolare la nostra vita. E' in tali occasioni che è utile consultare uno psicologo. Una persona che abbia gli strumenti più adatti per comprendere il nostro malessere e aiutarci a stare meglio.
Alcuni disturbi psicologici sono molto più diffusi di quanto pensi.
Le persone tendono a tenerli nascosti o a non condividere le loro difficoltà, solo per timore di essere giudicati "matti". Avere un disturbo psicologico non significa essere "matti" ma semplicemente essere in un momento di difficoltà, di sofferenza che non si può superare da soli.
Il Sostegno Psicologico è un'attività di supporto rivolta alla persona che si rivolge ad uno psicologo per cercare sollievo da situazioni di disagio di natura emotiva, relazionale o, comunque, relativa ad una specifica situazione di vita.
Ascolto empatico, unito a interventi volti ad aiutare la persona a comprendere in maniera più approfondita le caratteristiche e le dinamiche del vissuto sperimentato; l'attivazione di nuovi modi di valutare e comprendere la situazione; l'attivazione di risorse emotive, cognitive e relazionali personali, sono i principali strumenti che il professionista mette a disposizione di chi si rivolge a lui con una domanda di aiuto.
Il Sostegno Psicologico non è diretto solo a chi si trova in un momento di difficoltà, ma può anche fornire un'opportunità per chi - come i familiari, il coniuge, gli amici ecc. - vive vicino a persone che stanno attraversando momenti difficili. L'obiettivo è quello di sostenerli agevolando anche in loro una diversa e più funzionale analisi della situazione, così come una miglior comprensione di ciò che sta accadendo.
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Nonostante si sia raggiunta una visione dell’invecchiamento come una fase del ciclo di vita non necessariamente caratterizzata da perdite e decadimento, ma anche da capacità compensatorie e di adattamento, il continuo e progressivo allungarsi della vita media pone di fronte ad un continuo incremento della popolazione anziana. In particolare, aumentano gli anziani al di sopra dei 75-80 anni, considerati “fragili”, a rischio di non autosufficienza e di polipatologia.
In particolare, il declino cognitivo fino al quadro più estremo di questo processo, la demenza, rappresenta una delle patologie più dirompenti e difficili da affrontare. Le cure disponibili non sono in grado di bloccare i processi degenerativi e, pertanto, quindi si rendono necessarie strategie assistenziali e terapeutiche per ridurre gli effetti negativi del decadimento cognitivo.
Uno dei motivi che più frequentemente spinge l’anziano, o i suoi familiari, a rivolgersi ad uno specialista è la preoccupazione legata al declino delle funzioni cognitive, che può compromettere il normale comportamento nelle attività della vita quotidiana. Quando compaiono segnali di decadimento cognitivo, le persone tendono generalmente a rivolgersi al medico di base o al medico geriatra, per cercare di comprendere se i cambiamenti siano legati al normale processo di invecchiamento o a qualche patologia.
Qualora i sintomi di un possibile deterioramento cognitivo non siano riconducibili a cause di tipo organico, la valutazione neuropsicologica è strumento fondamentale per la diagnosi differenziale. La valutazione delle funzioni cognitive costituisce quindi un punto di partenza importante che, individuando specifici pattern neuropsicologici, risulta permette di affinare il processo di discriminazione tra diverse forme patologiche.
LE DEMENZE E LA VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA
Attualmente la definizione di demenza è di una sindrome clinica, a causa molteplice, caratterizzata da perdita delle funzioni cognitive, di entità tale da interferire con le usuali attività sociali e lavorative. Possono essere presenti anche sintomi non cognitivi riguardanti la sfera della personalità, affettività, ideazione e percezione, funzioni vegetative ed infine comportamento.
Le principali classificazioni eziologiche suddividono le demenze in forme primarie o degenerative (malattia di Alzheimer e degenerazioni fronto-temporali) e secondarie (demenza vascolare-ischemica e forme miste Alzheimer + vascolare).
Secondo le linee guida del Gruppo di Studio sulle Demenze della Società Italiana di Neurologia (2000), i sintomi che frequentemente caratterizzano una demenza all’esordio, e che impongono di avviare un’indagine con l’iniziale utilizzo di test di screening, possono causare difficoltà
progressive nello svolgere una o più delle seguenti attività:
- apprendimento e ricordo di nuove informazioni;
- esecuzione di compiti complessi;
- ragionamento;
- orientamento;
- uso del linguaggio;
- comportamento sociale.
Discostandosi dalla diagnosi di demenza, non è infrequente osservare pazienti con un deficit isolato di memoria o di un’altra funzione cognitiva, o di memoria più altre funzioni cognitive, che non presentano una diminuzione delle capacità funzionali. La ricerca scientifica più attuale si sta occupando proprio di tali condizioni cliniche che sembrano poter essere definite “a rischio di patologia”. La denominazione più comunemente utilizzata per queste forme è quella di Mild Cognitive Impairment (MCI), ossia disturbo cognitivo lieve. Recentemente è stato stimato che il tasso di conversione da MCI a Malattia di Alzheimer possa arrivare anche al 20% l’anno. Questi pazienti dovrebbero quindi essere riconosciuti e monitorati nel tempo dato l’elevato rischio di progredire nella demenza.
La neuropsicologia è una scienza che studia le correlazioni tra i processi cognitivi e le basi anatomo funzionali sottostanti. Il valore raggiunto dalle possibilità della neuropsicologia è indubbiamente di tipo descrittivo-diagnostico; per raggiungere questo scopo la disciplina si avvale di strumenti diversi tra cui il colloquio anamnestico, le tecniche di neuro immagine e l’esame psicometrico.
La valutazione neuropsicologica può avvenire per una visita in ingresso, per un approfondimento, per un controllo o, infine, per un monitoraggio dell’andamento del/i farmaco/i. Detto ciò occorre però precisare che la valutazione psicologica dell’anziano non si limita alla sola area cognitiva ma comprende anche quella funzionale, quella affettivo-comportamentale e relazionale.
La valutazione dello stato cognitivo comprende:
- una fase di screening in cui vengono utilizzati strumenti che esprimono una valutazione globale del funzionamento e dello stato cognitivo (es. MMSE, MODA, ADAS, ecc.)
- una fase di indagine approfondita attraverso strumenti specifici per le diverse funzioni cognitive.
In generale vengono indagate:
Orientammeto spaziale, temporale e autobiografico;- Memoria a Breve e Lungo Termine;
- Attenzione;
- Creazione e utilizzo di strategie;
- Intelligenza verbale e non verbale;
- Linguaggio;
- Calcolo;
- Funzioni prassiche;
- Discriminazione visiva e funzioni gnosiche.
STIMOLAZIONE E RIATTIVAZIONE COGNITIVA
Obiettivo generale degli interventi e dei programmi di stimolazione e riattivazione cognitiva è quello di contrastare l’impatto dei deficit sull’autonomia nelle attività quotidiane al fine di incrementare la qualità della vita dei pazienti. Non ci si prefigge il recupero di tutte le abilità compromesse, vista la natura progressiva e degenerativa che caratterizza le demenze, piuttosto il rallentamento della progressione attraverso tecniche che stimolano le abilità residue, promuovendo strategie di compensazione.
Dal punto di vista teorico una delle attuali colonne portanti della riattivazione cognitiva dei soggetti con demenza è il fenomeno della ridondanza che caratterizza il funzionamento cerebrale e che consiste nel fatto che ogni funzione può essere assolta da più circuiti neuronali.
Tra i trattamenti possibili è possibile individuare:
- Reality Orientation Therapy (R.O.T.): indicate in soggetti con deterioramento lieve moderato, consiste in più incontri settimanali e si prefigge lo scopo di favorire l’orientamento alla realtà ed una generica riattivazione dei processi cognitivi;
- Procedural Memory Training: adatta a tutti i soggetti con deterioramento cognitivo a diversi stadi (anche grave), consiste in più incontri settimanali miranti a recuperare o mantenere le abilità di base e strumentali della vita quotidiana;
- Terapia di Reminiscenza: si prefigge il supporto affettivo, l’incremento delle abilità sociali ed una generica riattivazione cognitiva attraverso incontri settimanali.
IL SUPPORTO AL CAREGIVER
La progressiva ed ineluttabile perdita delle abilità cognitive e funzionali del malato demente riduce gradualmente la sua autonomia. Egli diventa sempre più dipendente dagli altri per svolgere anche le attività più semplici attività. Spesso i familiari si ritirano progressivamente, delegando il compito dell’assistenza ad un solo soggetto, che diventa così il caregiver principale. Le narrazioni dei familiari che si prendono direttamente cura di un anziano demente raccontano spesso di radicali cambiamenti organizzativi rispetto alle proprie consuetudini ma, soprattutto, del costante, doloroso adattamento all’involuzione della malattia e inesorabile perdita di autonomia psico-fisica della persona amata.
Fenomeni quali burn-out, stati ansioso depressivi, vissuti di colpa, sono spesso compresenti alle attività di cura prolungata verso un familiare anziano e non autosufficiente o dopo la dolorosa decisione di ricoverare il proprio genitore, coniuge o fratello presso una struttura protetta.
Alcuni studi recenti hanno evidenziato come lo stress del caregiver produca un aumento dei disturbi comportamentali e dei ricoveri presso strutture assistenziali del caro demente. Nella relazione tra caregiver e malato si viene così a creare una sorta di circolo vizioso che danneggia entrambe le parti.
Il sostegno psicologico mirato, la trasmissione di competenze e tecniche per migliorare la relazione e la comunicazione con il malato, nonché per stimolare e mantenere le sue abilità residue possono avere un valore positivo sull’equilibrio del caregiver e sulla qualità della stessa relazione di cura. L’obiettivo principale resta comunque quello di ridurre attraverso il supporto psicologico i sintomi psichici e fisici secondari alla condizione di stress, agendo su tre ambiti: i fattori di stress, la percezione che ne ha l’individuo e le risorse a disposizione per affrontare gli stressor.
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Il servizio è rivolto a singoli, coppie, famiglie che si trovano in un momento di difficoltà, disagio, sofferenza nel propriopercorso di vita. Tante e diverse possono essere le situazioni, gli eventi, i sintomi, i problemi che si manifestano nel nostro cammino di crescita personale e che possono stare alla base di una richiesta di consulenza psicologica.
Alcune volte si attraversa un periodo di crisi e confusione generale in cui manca l'armonia tra i propri bisogni e l'ambiente o in cui ci si trova privi di punti di riferimento perché quelli che si sono sempre avuti vengono a mancare o improvvisamente non sono più validi. Altre volte eventi imprevedibili e dolorosi (lutto, separazione, divorzio, malattia) possono irrompere nella nostra vita e minare il nostro equilibrio psichico e/o fisico. Altre volte ancora un sintomo può manifestarsi per dare l'allarme, per segnalare che forse non stiamo rispettando i nostri veri bisogni, le nostre necessità ed esigenze più vere e profonde o che la fase di vita che stiamo attraversando richiede nuove modalità di adattamento, nuovi modi di "essere nel mondo".
La consulenza psicologica, dunque, si rivolge a tutti coloro che sperimentano un disagio che incide in maniera più o meno significativa sul proprio benessere ed equilibrio psicologico.
Lo scopo della consulenza psicologica è l'individuazione della problematica della persona in oggetto e l'attivazione delle risorse perché essa possa affrontare al meglio le difficoltà attuali, la progettazione dell'intervento più adatto (qualora ce ne sia necessità) per quel tipo di difficoltà e la definizione degli obiettivi che si intende raggiungere attraverso l'intervento.
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