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Aree di intervento
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  • Interventi Psicologici
Fabiano Sarti
Psicologo e Fundraiser

 

Laureato in psicologia presso l'Università Cattolica di Milano, iscritto all'albo regionale n. 9781, Ha conseguito presso lo stesso Ateneo il Master di I livello in "Progettazione, Organizzazione e Valutazione dei Servizi alla Persona". Ha completato la sua formazione con un corso di perfezionamento presso "Coesis Research" sui temi del marketing e del ruolo dello psicologo nelle ricerche di mercato.

 

Nel 2010 ha conseguito il Certifacato in Fund Raising Managment presso la Fund Raising School dell'Università di Bologna ed è diventato Socio attivo di ASSIF (Associazione Italiana Fundraiser)

 

Durante gli anni dell'università ha collaborato con la Cattedra di Psicologia Politica partecipando al progetto di ricerca ITANES (ITAlian National Elction Studies).

 

Sul versante clinico ha collaborato con l'U.O.C. di Psicologia del "Pio Albergo Trivulzio" di Milano e, attualmente, è consulente psicologo presso una RSA di Milano e coordinatore di un Centro Diurno Integrato, dove si occupa di valutazione neuropsicologica, sostegno al caregiver e agli operatori.

 

In qualità di progettista sociale ha collaborato con numerose organizzazioni dell'area non profit fra cui la "Fondazione Franco Verga", la coop "Intermedia" e l'associazione "Spazio Solidale". Ha svolto attività di consulenza anche presso Enti Pubblici: per il Comune di Cernusco sul Naviglio ha partecipato al programma "Contratto di Quartiere II" occupandosi della progettazione partecipata del Tavolo "Politiche per la terza Età e Disabilità".

 

Come formatore ha collaborato con Fondazione San Carlo, Fondazione Enaip Lombardia, Coop "Interculturando" e Fondazione "La Pelucca".

 

Attualmente è consulente di CIESSEVI sui temi della raccolta fondi, del marketing sociale e della progettazione sociale. E' fundraiser istituzionale del Comune di Cernusco sul Naviglio e consulente per diverse organizzazioni non profit.

 

fabiano.sarti@nonprofitmartesana.it
Progetti personali e collaborazioni
  • ASS. BLIMUNDE - PRENDITI PER MANO

     

    ASS. BLIMUNDE

     

    PrendiTi per mano

    Campagna informativa per contrastare la violenza sulle donne e

    percorsi di educazione all'autostima e all'empowerment femminile.

     

     

    ANALISI DEL BISOGNO

     

    1. Descrizione e definizione del fenomeno.

     

    L'ONU e l'Unione Europea definiscono la violenza contro le donne violenza di genere, cioè come una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso del genere maschile sul femminile.

    La violenza contro le donne è una realtà statisticamente provata, per lo più in ambito familiare, ed è un fenomeno trasversale alle varie classi sociali.

    L'indagine ISTAT multiscopo sulla sicurezza delle donne di recentissima pubblicazione con riferimento all'anno 2006 misura quattro diversi tipi di violenza contro le donne: fisica, sessuale, psicologica, dentro la famiglia (da partner o ex partner, quindi nella relazione affettiva) e fuori la famiglia (da sconosciuto, parente, collega, amico).

    La violenza fisica è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi, cioè dalla minaccia, all'essere spinta, fino all'essere colpita e picchiata.

    Per violenza sessuale si intendono le situazioni in cui la donna è costretta a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo dallo stupro al tentato stupro, dalle molestie ai rapporti sessuali non desiderati.

    Le forme di violenza psicologica rivelano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite dal partner (violenza economica).

    Infine vi è il fenomeno dello stalking per cui una persona è perseguitata da intrusioni, appostamenti, pedinamenti, lettere, telefonate, SMS di minaccia, ricatto o calunnia in seguito a separazioni e rotture di relazioni sentimentali.

    Sono stimate quasi 7 milioni le donne dai 16 ai 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Mentre la violenza fisica è più frequente ad opera del partner, l'inverso accade per quella sessuale.

    Circa un quinto delle donne subisce violenze fisiche e un quarto violenze sessuali. Gran parte delle vittime subisce ripetute violenze, sia fisiche che sessuali, dentro e fuori la famiglia.

    Gli ex-partner sono la categoria più spesso responsabile di ogni tipo di violenza contro le donne. I maltrattamenti in famiglia, sia come violenza fisica che psicologica, rappresentano oltre l'80% delle violenze di cui sono vittime le donne.

    Le separate e le divorziate sono quelle più a rischio di ogni tipo di violenza. Seguono le nubili, le laureate, le diplomate, le dirigenti, le libere professioniste, le impiegate, le studentesse.

    Nella maggioranza dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge quasi il 96% delle violenze da non partner e il 93% di quelle da partner. Per gli stupri si arriva al 92,6% e per i tentati stupri al 94,2%.

    Pertanto la violenza contro le donne è un'emergenza sociale fin troppo radicata, è un fenomeno che non può essere considerato solo come un problema che riguarda le vittime e i loro familiari, ma deve necessariamente coinvolgere l'intera società.

    Ogni genere di violenza e maltrattamento ha un costo sociale molto alto, sia per le donne che li subiscono e si trovano a gestire una serie di problemi fisici e psicologici, sia per la comunità e la società di appartenenza (a questo proposito non sono disponibili i dati sulla situazione italiana, ma possono essere indicativi i dati europei che variano dai 19,3 € pro capite della Finlandia ai 58,4 € della Spagna).

    Una donna abusata rischia di entrare in un vortice che molte volte ha effetti pesanti sulla propria salute e sulla crescita dei figli.

    Le violenze frenano l'empowerment e ostacolano la piena partecipazione delle donne alla vita sociale, economica e politica del proprio Paese, determinano un costo sociale che riguarda la vita economica dell'intera società a partire dal mancato guadagno economico da parte delle vittime fino ai costi finanziari che il sistema deve sostenere per arginare gli effetti negativi dei maltrattamenti contro le donne.

    Le violenze generano spese pubbliche più elevate per i servizi medici, per il sistema giudiziario, per la sicurezza e soprattutto per il prezzo pagato dalle nuove generazioni in termini di disagio e sviluppo.

     

    1. Fattori di rischio e di protezione.

     

    Come emerge dai dati ISTAT, il fenomeno della violenza contro le donne risulta complesso e non può essere affrontato solo da un punto di vista clinico e giuridico, ma occorre tenere in considerazione i diversi ambiti di riferimento della donna: socio-culturale, relazionale, individuale.

    Anche la dimensione individuale è indispensabile per comprendere il fenomeno della violenza; in particolare risultano come deterrenti rispetto alle varie forme di violenza un buon livello di autostima, una immagine positiva di sé, un adeguato rispetto della propria persona e della propria integrità, la consapevolezza dei propri diritti e della inviolabilità del proprio corpo e del proprio spazio. Inoltre in questa dimensione grande valore ha la soglia di tolleranza, che, quando è troppo bassa, crea una sorta di assuefazione al maltrattamento e alla violenza impedendo di mettere in atto le naturali capacità di reazione e di opposizione, mentre riconoscere la violenza in quanto tale presuppone il percepirsi come persona degna e positiva.

    Le reazioni del contesto familiare e sociale giudicante e ostile, con carenze di risorse materiali, rappresenta un elemento che può appesantire l'entità del danno.

    Al contrario il tempestivo riconoscimento della violenza subita, la possibilità di parlarne liberamente, adeguate risposte del contesto familiare e sociale insieme a risorse materiali e azioni di protezione  (ad esempio, i corsi di autodifesa femminile)costituiscono fattori positivi di prevenzione e di rielaborazione.

    A partire da questa sintesi, che concerne sia l'insorgere che il persistere delle violenze contro le donne, è possibile evidenziare i principali fattori di rischio che portano a una percezione distorta del fenomeno.

    Una prima distinzione quindi riguarda le dimensioni oggettive del rischio, quali le condizioni di inferiorità fisiche delle donne e alcune situazioni familiari, sociali, culturali particolarmente degradate, dalle dimensioni soggettive che sono la presenza di stereotipi, il livello di tolleranza alla violenza, la vulnerabilità, l'influenza di una non  adeguata informazione sul fenomeno da parte dei media (soprattutto giornali e televisione), la non corretta comprensione della violenza domestica.

    Una recente ricerca sulla percezione della violenza contro le donne da parte di un campione misto di donne e uomini elaborata all'interno della Rete antiviolenza delle città Urban mette in luce alcuni dei fattori di rischio appena citati. In particolare a partire dalle risposte a due specifici questionari circa la percezione della violenza di genere emergono sia nella popolazione maschile che in quella femminile, sebbene con un    livello inferiore tra le donne la presenza di parecchi stereotipi.

     

    Ne citiamo alcuni:

     

    • La violenza sessuale è un fenomeno che riguarda solo donne attraenti;
    • Se una donna non reagisce alla violenza vuol dire che le piaceva;
    • Le donne rimangono con un uomo violento perché a loro piace.

     

     

    A questi stereotipi fa da specchio un livello di tolleranza alla violenza , inferiore nelle donne rispetto agli uomini, evidenziato da alcune affermazioni quali:

     

    • Ci sono circostanze che giustificano la violenza sessuale;
    • Uno schiaffo ogni tanto non crea problemi;
    • Tra marito e moglie non si può mai parlare di violenza sessuale;
    • Ci possono essere circostanze che giustificano la violenza fisica del marito verso la moglie.

     

    Sempre nella stessa inchiesta emergono i media con una funzione importante rispetto alla percezione del fenomeno della violenza contro le donne; giornali e televisione, in fatti, sono dichiarati essere le principali fonti di informazione e conoscenza del fenomeno.

    Purtroppo risulta che le informazioni sia nei contenuti che nel linguaggio sono spesso inadeguate; manca spesso un resoconto realistico, completo e preciso degli eventi mentre sono utilizzati toni sensazionalistici che suscitano scalpore e curiosità, sminuendo un fatto drammatico e attirando l'attenzione sull'aspetto emotivo.

    La donna appare come un soggetto debole, fragile, insicuro, incapace di difendersi, mentre l'aggressore un personaggio inquietante, spesso onnipotente.

    In questo modo gli stessi media finiscono per veicolare e alimentare gli stereotipi più diffusi, creando falso allarmismo circa la sicurezza dei cittadini e soprattutto nelle donne uno scarto tra ciò che viene percepito come pericolo e la realtà del fenomeno della violenza.

    In particolare sia da parte dei media che nell'opinione comune non c'è una corretta consapevolezza del fenomeno della violenza domestica, soprattutto non si ha sufficientemente chiaro che la casa può essere un luogo altrettanto pericoloso come la strada e che l'uomo violento, specie se partner, non può essere in alcun modo giustificato a partire dal giudizio sulla natura intrinsecamente violenta dell'uomo.

    Un altro fattore di rischio è la vulnerabilità. Questa viene definita come la probabilità da parte di qualcuno di essere danneggiato da un comportamento pericoloso. Se il rischio è la relazione che lega un individuo vulnerabile a uno pericoloso, allora il rischio è la condizione che si viene a realizzare solo quando un individuo vulnerabile viene esposto a uno per lui pericoloso. La tenuta è il reciproco della vulnerabilità, mentre il danno è la concretizzazione del rischio.

    Se l'eliminazione totale di ogni rischio è un concetto astratto, nella realtà si cerca di conseguire un livello di rischio accettabile. Tutto ciò per le donne significa imparare a mettere in atto atteggiamenti di previsione, prevenzione, protezione e difesa; la previsione porta a una buona conoscenza della natura del rischio e la prevenzione a mettere in atto tali conoscenze. Mentre la protezione e la difesa sono attività finalizzate alla riduzione del danno.

     

    SINTESI DELLA PROPOSTA E OBIETTIVI DEL PROGETTO

     

    Il seguente progetto è articolato in una pluralità di interventi a favore della popolazione femminile residente di età compresa tra i 20 e i 59 anni dei Comuni di Cernusco sul Naviglio, Vimodrone, Pioltello, in relazione al fenomeno della violenza contro le donne.

     

    Il progetto prevede le seguenti azioni:

     

    • Una ricerca quantitativa sulla violenza di genere in ambito territoriale.
    • L'edizione di corsi di autodifesa femminile
    • La pubblicazione e la distribuzione di un opuscolo di sensibilizzazione

     

    In questo modo si intende rispondere agli obiettivi espressi dal Bando, in particolare al contrasto alla violenza nei confronti delle donne attraverso:

     

    • Far emergere e quantificare il fenomeno in modo da porlo all'attenzione della comunità locale e aumentarne la consapevolezza (oltre che avere una base-line per analisi e monitoraggi futuri che potranno dare vita a nuove azioni);
    • Permettere alle donne una adeguata conoscenza e sviluppo delle proprie potenzialità di previsione, prevenzione e difesa;
    • Fornire alle donne l'occasione per apprendere sia delle tecniche di autodifesa ma anche di consolidare la propria autostima
    • Permettere di diminuire il proprio grado di vulnerabilità e di aumentare il proprio livello di autostima (ridurre lo stereotipo della donna debole, vittima inerme e non aggressiva)
    • Sensibilizzare l'intera comunità attraverso un approfondimento del tema della violenza contro le donne anche dal punto preventivo ma anche da quello della normativa vigente e delle misure di protezione previste dalla Legge italiana;
    • Rafforzare la percezione pubblica della sicurezza; per le donne la sicurezza non va intesa come abbattimento del rischio in termini oggettivi ma come conseguenza di adozioni di contromisure adeguate ai rischi e quindi come insieme di condizioni di previsione, prevenzione e difesa (corsi di autodifesa femminile).
    • Aumentare l'empowerment di individui e comunità per diminuire lo scarto tra sicurezza percepita e situazione reale: nel caso della violenza contro le donne si intende che tutta la comunità abbia una reale conoscenza e consapevolezza del fenomeno attraverso strumenti informativi quali materiale di sensibilizzazione , incontri pubblici e una rete territoriale.

     

    AZIONI PREVISTE

     

    Azione 1: Indagine sulla dimensione del fenomeno nella realtà locale

     

    L'indagine ha lo scopo di raccogliere la percezione e la valutazione della violenza nonché l'incidenza del fenomeno a livello locale (livello quantitativo).

     

    Il questionario strutturato si suddivide nelle seguenti parti:

     

    • Livello di percezione della sicurezza del proprio Comune;
    • Livello di conoscenza del fenomeno della violenza di genere nelle sue varie tipologie;
    • Eventuali esperienze di vittimizzazione sia per la violenza domestica che per quella subita da estranei;
    • Livello di consapevolezza dei fattori di rischio e di protezione;
    • Parte relativa ai dati socio-anagrafici.

     

    Azione 2: Corsi di introduzione all'autodifesa femminile

     

    Sono previste 6 edizioni di un corso di autodifesa femminile - di 10 incontri di 2 ore ciascuno - nei 3 Comuni aderenti al progetto (2 edizioni per comune), che coinvolgeranno, di volta in volta, 15 donne, per un totale di 90 donne.

     

    All'inizio di ogni edizione si svolgerà una fase di presentazione e promozione dei corsi, mentre ogni incontro è suddiviso in una fase teorica di sensibilizzazione all'autodifesa (gestita e condotta da una psicologa) sui seguenti temi:

     

    • la psicologia differenziale dei sessi
    • la dinamica delle situazioni conflittuali
    • la psicologia della comunicazione verbale e non verbale.

     

    La presentazione teorica si alterna con la discussione di gruppo e con l'eventuale apporto di testimonianze personali.

     

    Alla fase teorica fa seguito la fase pratica-operativa della durata di un'ora, il cui scopo principale è quello di ridurre la vulnerabilità delle vittime occasionali e di migliorare alcune prestazioni della donna media (soprattutto donne tra i 20 e 59 anni con impegni di famiglia e di lavoro), che non hanno nessuna specifica predisposizione fisica alla colluttazione.

     

    La strategia perseguita è la disconferma del potenziale aggressore nel suo ruolo; non è tanto la sua neutralizzazione fisica quanto la sua dissuasione preventiva, verbale e gestuale.

     

    L'oggetto consiste nell'apprendimento delle tecniche di colluttazione fisica ha soprattutto un significato strumentale per acquisire quella fiducia nelle proprie possibilità e capacità tali da conseguire la dissuasione del potenziale aggressore.

     

    Le strategie comunicative hanno un ruolo fondamentale nell'autodifesa femminile. Risulta importante l'acquisizione delle tecniche della comunicazione non verbale, attraverso la quale viene comunicata e colta la vulnerabilità della potenziale vittima ma anche i segni premonitori del potenziale aggressore. Inoltre una corretta coerenza tra comunicazione verbale e non verbale è fondamentale nella dissuasione dell'aggressore a cui va trasmessa la consapevolezza dei propri confini fisici e psicologici.

     

    Oltre alle strategie comunicative vengono apprese anche le principali tecniche, da quelle di auto protezione, che smentiscono la vulnerabilità della vittima senza costringere l'aggressore a difendersi, alle tecniche di difesa attiva (tecniche di attacco preventivo e di contrattacco) fino alle tecniche di controllo che costringono l'aggressore, senza lesionarlo, a sospendere l'attacco per salvaguardare la propria incolumità.

     

    Azione 3: Redazione e distribuzione di un opuscolo presso la popolazione femminile e la comunità locale (servizi socio-sanitari e forze di pubblica sicurezza).

     

    L'opuscolo intende dare informazioni precise ed esaustive, utilizzare un linguaggio corretto e privo di pregiudizi, smascherare possibili fraintendimenti che possano alimentare gli stereotipi più diffusi, fornire tutte le indicazioni utili in termini di recapiti e coordinate rispetto alle organizzazioni e i servizi di accoglienza e assistenza.

     

    L'opuscolo contiene le principali informazioni sulle caratteristiche del fenomeno della violenza di genere: entità e tipologie delle violenze e dell'atto violento nelle sue dinamiche e finalità anche al fine di un corretto riconoscimento delle violenze sia nel proprio vissuto che in      quello delle altre donne, i dati e le caratteristiche, anche psicologiche e socio-culturali più rilevanti sia rispetto alle vittime che agli aggressori, i principali fattori di rischio e le conseguenti strategie preventive e difensive.

     

    Conterrà inoltre anche i rimandi legislativi e la spiegazione di fenomeni nuovi come, ad esempio, lo stalking.

     

    Verrà stampato in 3000 copie e distribuito equamente nei 3 comuni di riferimento del progetto.

     

     

    POPOLAZIONE TARGET

    • Tutte le donne residenti nei Comuni di Cernusco sul Naviglio, Pioltello e Vimodrone.
    • Le Donne tra i 20 e 59 anni, in particolare con impegni di famiglia e di lavoro (corso di autodifesa).
    • Tutta la cittadinanza dei Comuni di Cernusco sul Naviglio, Pioltello e Vimodrone.

     

    COORDINAMENTO E VALUTAZIONE

     

    Il progetto nelle sue varie azioni prevede momenti di monitoraggio in itinere per valutare l'efficienza delle azioni stesse e momenti di valutazione ex-post per misurarne l'efficacia rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

    Durante lo svolgimento dei corsi di introduzione all'autodifesa è prevista la rilevazione del numero delle iscrizioni e del numero delle partecipanti.

    Allo scopo di valutare complessivamente il raggiungimento dei macro obiettivi del progetto verranno utilizzati due strumenti di valutazione, sia qualitativa che qualitativa, di impostazione sociale, cioè i questionari di valutazione e i focus group.

     

    • 1. Al termine dei corsi di autodifesa verranno somministrati alle partecipanti dei questionari di valutazione allo scopo di rilevare il livello di gradimento delle partecipanti e l'indicazione di suggerimenti di miglioramenti nonché di richieste di approfondimento delle tematiche trattate.
    • 2. Al termine del progetto è prevista la realizzazione di cicli di focus group. Nei focus group, rilevante è l'interazione sociale tra le partecipanti nei termini della qualità della discussione e del confronto sulla tematica della violenza di genere affrontata a partire dalle situazioni più comuni e concrete. A partire da ciò sarà possibile valutare nelle partecipanti la consapevolezza dei propri ruoli e della crescita culturale e psicologica, rispetto alla rilevanza del fenomeno della violenza sia come grado di conoscenza che di consapevolezza delle personali potenzialità.

     

     

  • ASS. SPAZIO SOLIDALE - UN PARCO DA RIVIVERE

    UN PARCO DA RIVERE

     

    Progetto di recupero alla comunità e alla socialità di un parco cittadino di alto

    valore storico/ambientale situato nel centro del paese di Bussero

     

     

    Descrizione del progetto

     

    Il progetto intende perseguire gli obiettivi di coesione sociale, sostegno all'intergenerazionalità e alla coscienza ambientale attraverso il recupero e restituzione alla comunità del Parco storico di Villa Casnati. La storia degli ultimi 25 anni lo ha visto luogo del disagio, frequentato da giovani che ne hanno fatto il luogo del consumo di sostanze stupefacenti. Nella rappresentazione sociale dei cittadini, il Parco è associato a tratti negativi e, di conseguenza, non frequentato neanche durante il giorno. Attraverso la realizzazione di azioni rivolte ai bambini ed ai loro nonni, ai giovani (grazie al veicolo della musica), agli adulti (con l'offerta di iniziative culturali) ed alle famiglie, si cercherà di modificarne la percezione e di caratterizzarlo come luogo della relazione e dell'aggregazione. Il Parco sarà teatro di diverse iniziative ambientali, soprattutto educative, finalizzate alla crescita e all'aumento della coscienza ambientale e al reclutamento di nuovi volontari.

     

     

    Obiettivi

     

    L'obiettivo generale del progetto è quello di restituire alla comunità uno spazio simbolo di relazione dove costruire nuovi e significativi legami. Uno spazio dove si potranno coltivare e rafforzare le relazioni facendo crescere gli scambi fra le generazioni (anziani e bambini), fra le famiglie, fra i giovani e dove si potrà riscoprire la storia della comunità e del territorio, anche attraverso la costruzione di una più solida coscienza ambientale.

    Altro obiettivo generale del progetto sarà quello di aiutare la comunità a riappropriarsi di uno spazio verde, antico, ombreggiato e in centro con la speranza di riportarlo agli splendori di un tempo. Ricomporre quindi il tessuto urbano del centro storico e riconsegnarlo al vissuto quotidiano degli abitanti.

    Ultimo obiettivo sarà quello di chiamare a raccolta l'intero mondo associazionistico del paese, sia volontario o di altra natura, organizzato o spontaneo, cercando di unirlo intorno ad un primo progetto di natura "professionale".

     

     

    Piano di intervento

     

    Il piano di intervento prevede 5 azioni. La max parte delle azioni prevedeno il coinvolgimento di altri soggetti del terzo settore del territorio. Il progetto si articolerà dal 01/09/2009 al 31/07/2010; le azioni saranno trasversali alla durata del progetto.

    La prima sarà dedicata all'animazione per bambini, e prevederà animazioni, spettacoli, letture, merende, sempre con il coinvolgimento dei nonni.

    La seconda sarà rivolta ai giovani e consisterà in iniziative di tipo musicale, spontaneo e di danze e musiche popolari.

    La terza azione e la quarta sono rivolte agli adulti attraverso la proposta di iniziative culturali, letterarie e teatrali.

    La quinta azione, infine, è finalizzata all'educazione ambientale e prevede la pulizia speciale del parco, un laboratorio artistico, momenti di birdwatching e costruzione e posa nidi, un percorso botanico.

    Tutto il progetto sarà accompagnato da una campagna a favore della raccolta differenziata.

    E' prevista una grande festa di chiusura.

     

     

    Risultati attesi

     

    • Portare nuovamente la comunità a vivere lo spazio del Parco.
    • Incremento della coesione sociale attraverso la costruzione di nuovi legami o il rafforzamento di quelli esistenti.
    • Realizzare tutte le iniziative previste, con un alto livello di coinvolgimento della comunità.
    • Aumentare la frequentazione del parco nelle ore diurne.
    • Diminuzione drastica delle frequentazioni di gruppi di consumo di sostanze.
    • Aumentare il numero dei volontari impegnati nella salvaguardia dell'ambiente.

     

     

    Ruolo dei volontari

     

    I volontari parteciperanno alla realizzazione del progetto fin dalla fase di progettazione. Saranno inoltre a supporto ad ogni inziativa organizzata, si occuperanno della raccolta fodi e parteciperanno in maniera specifica alle attività di educazione ambientale.

    La diffusione delle azioni progettuali avverrà secondo due canali, uno istituzionale rappresentato dai canali comunicativi ufficiali del Comune di Bussero, l'altro, invece, sarà direttamente curato dall'Ass. Spazio Solidale attraverso la distribuzione capillare di volantini e manifesti sia generali - all'inizio del progetto - che in relazione ad ogni singolo evento. Inoltre, il progetto verrà illustrato, nella fase di start-up, attraverso alcuni articoli di approfondimento sugli organi di stampa locale. Anche la radio web del CAG (Radio MXT.com) parteciperà alla pubblicizzazione del progetto e delle sue iniziative. Infine, tutto il meteriale, anche promozionale, sarà a disposizione sul sito dell'associazione.

    I risultati del progetto saranno diffusi preliminarmente all'interno della Festa di Chiusura e, successivamente, attraverso i medesimi canali e strumenti utilizzati per promuoverlo all'interno della cittadinanza.

     

     

  • IL CQII DEL COMUNE DI CERNUSCO SUL NAVIGLIO

    INTRODUZIONE

     

    In linea generale, il Contratto di Quartiere (CdQ) è un programma innovativo di recupero urbano promosso dal Ministero Lavori Pubblici volto a incrementare la dotazione di servizi infrastrutturali in quartieri degradati e a promuovere misure utili allo sviluppo locale, all’incremento dell’occupazione e all’integrazione sociale che prevede, come importante elemento innovativo, la partecipazione degli abitanti alla definizione degli obiettivi degli interventi.

     


    Nel caso del Comune di Cernusco sul Naviglio, il CdQ predisposto per il quartiere ALER di via don Sturzo, è stato riconosciuto da Regione Lombardia nel 2005 sulla base di una bando regionale promosso nel 2004.

     

    LA STORIA DEL QUARTIERE

     

    Il Quartiere di San Rocco nasce negli anni ’70 alla periferia della città e si caratterizza subito per la massiccia presenza di famiglie operaie immigrate dal sud Italia. Il decennio successivo è caratterizzato dall’emergenza di numerose problematiche sociali, legate – soprattutto – al disagio giovanile e al consumo di sostanze stupefacenti: progressivamente il quartiere coinvolge progressivamente il resto della cittadinanza in fenomeni legati alla tossicodipendenza e alla microcriminalità. Gli ultimi anni (2000-2005) caratterizzano il quartiere per un progressivo invecchiamento degli inquilini e per l’incremento della presenza di stranieri, questa volta immigrati extracomunitari.
    L’avvio del CdQ assiste ancora, presso il resto della città, al mantenimento di un’immagine connotata da tratti di problematicità e di rischio per la sicurezza.

     

     L’AMBITO DI INTERVENTO

     

    Le costruzioni ALER presentano un diffuso degrado, così come l’ambiente urbano di contesto. I servizi e le infrastrutture risultano carenti ma, soprattutto, il quartiere è ulteriormente caratterizzato da una scarsa coesione sociale e da un importante disagio sociale e abitativo.
    La problematicità sociale articolata, che riguarda, in modo particolare, alcune fasce sociali deboli, come gli anziani e gli adolescenti è ben descritta dal concetto di multifattorialità: numero ampio e diversificato di problemi che interessano e influiscono reciprocamente sia l’ambito minorile che quello della terza età, ma anche quello lavorativo e del sostegno economico.

     

    GLI INTERVENTI PREVISTI

     

    In merito al patrimonio ERP, il Contratto prevede la realizzazione di:

    1. 45 nuovi alloggi da assegnare a Canone Sociale
    2. 32 nuovi alloggi da assegnare a Canone Moderato
    3. la Manutenzione Straordinari degli alloggi 
    4. la Ristrutturazione Edilizia e il Frazionamento di 16 alloggi di ampia metratura con l’obiettivo di incrementare il patrimonio esistente.

     

    Le infrastrutture previste dal Contratto sono:

    1. la realizzazione di un nuovo Centro Diurno Integrato per anziani
    2. la ristrutturazione e l'ampliamento dell'esistente Centro di Aggregazione Giovanile
    3. la riqualificazione del Parco Sud del Naviglio Martesana
    4. la riqualificazione del ponte sulla Metropolitana e della passerella ciclopedonale sul Naviglio.

     

    Gli obiettivi delineati dall' intervento sociale mirano a modificare gli elementi di disagio emersi dalla rilevazione sociale, attraverso la formulazione di molteplici azioni rivolte a due ambiti principali:

    1. le politiche per i minori e giovani 
    2. le politiche per gli anziani e i disabili.

     

    Per quanto riguarda giovani e occupazione, la finalità è quella di creare spazi, progetti e momenti per una socialità diffusa e positiva, oltre alla creazione di apposite strutture per evitare la dispersione post obbligo e la riqualificazione professionale. I risultati attesi mirano a modificare la coesione sociale all'interno del quartiere, trovando importanti sinergie fra le diverse generazioni, con un’attenzione particolare alle nuove immigrazioni:

    1. Ristrutturazione del CAG e potenziamento delle attività educative
    2. Avvio di progettualità nuove, tese alla promozione e al protagonismo giovanile (inforpoint, consulta giovanile,
    3. laboratori teatrali ecc)
    4. Avvio ludoteca (per bambini dai 5 ai 10 anni)
    5. Integrazione nuove immigrazioni
    6. Avvio corsi di formazione e riqualificazione professionale
    7. Costituzione del Centro per il Lavoro

    Sul fronte della terza età, la finalità principale è quella di fornire servizi di prossimità, in grado sia di supportare condizioni di solitudine e non autosufficienza, ma anche di mantenere e integrare la socialità delle persone anziane:

    1. Realizzazione di un Centro Diurno Integrato
    2. Implementazione di attività di animazione ricreative e culturali
    3. Assistenza accompagnamento sociale e pasti a domicilio
    4. Avvio di uno Sportello di Informazione Sociale per Anziani
    5. Progettazione di una Residenzialità alternativa per disabili.

     

    Sul versante della Progettazione Partecipata, i metodi e gli strumenti individuati sono strutturati in modo da rispondere all’intensa attività di ascolto attivo e di dialogo con gli abitanti, ma anche con i futuri utilizzatori degli spazi oggetto di intervento:

    1. residenti degli alloggi situati nelle aree interessate dagli interventi;
    2. residenti e i cittadini del Comune che utilizzeranno gli spazi verdi e gli altri spazi pubblici del quartiere e, comunque, con tutti i cittadini portatori di un interesse specifico.