VALERIO MELANDRI: LE PROSPETTIVE DEL FUNDRAISING IN ITALIA
05-10-11
Foto VALERIO MELANDRI: LE PROSPETTIVE DEL FUNDRAISING IN ITALIA

Milano, 30 settembre 2011 - Il suo Festival del Fundraising è diventato, in questi anni, un appuntamento imperdibile, per operatori e professionisti di questo importante ambito del non profit. Incontriamo il prof. Valerio Melandri a conclusione del convegno sul welfare a Milano nel quale ha parlato delle prospettive del fundraising in Italia.

Prof. Melandri quest'oggi, attraverso dati e rilevamenti statistici, ha posto subito l'accento sull'importanza di verificare i risultati nel mondo del Terzo Settore. Perché?
Il mondo Non Profit che tipo di risultati ha prodotto sulla lotta alle grandi malattie del nostro tempo? I risultati sull'Aids o sul cancro al seno non sono straordinari e oggi ho citato i dati del Ministero della Salute. Non sarà solo colpa del privato sociale ma se noi diamo al Terzo Settore la responsabilità di dirimere questi problemi, dobbiamo coerentemente dargli anche i mezzi forti e adeguati per risolverli. Abbiamo tutti delle gigantesche attese: "Il Non Profit deve risolvere certi ostacoli", ma non gli diamo i mezzi. Prendete un laureato della Bocconi a pieni voti: non prenderà nemmeno in considerazione l'idea di andare a lavorare in una organizzazione non profit. Non sto dicendo che il bocconiano è per forza bravo ma dico, per fare un esempio, che tutte le persone di talento, se arrivano nel nostro ambiente, resistono un po' e poi scappano anche perché vengono poco retribuite. E dove vanno i migliori? Normalmente tutti coloro che sono capaci di risolvere i problemi stanno dove ci sono più soldi. Non è un inneggio al capitalismo! Che è un'evidente distorsione del libero mercato. Non è la pseudo etica puritanesima in cui se tu vieni pagato poco sei bravo e se vieni pagato molto sei scarso. Il punto è: tu quali risultati porti a casa?

Un altro importante punto emerso oggi: la domanda sbagliata che ci continuiamo a fare è quanto la mia donazione andrà incidere sulla causa e non sui costi generali.
E' un parametro importante quello dei costi generali ma quando vado a comprarmi le scarpe non vado a verificare quanto costa l'affitto del negozio o lo stipendio del commesso: verifico se le scarpe funzionano. Se decontestualizzato quel parametro indica, al consumatore e al cittadino, delle informazioni completamente sbagliate. E' errato fare l'equazione - che alcune volte è vera ma molte volte è sbagliata - che coloro che spendono poco in personale, staff, formazione, infrastrutture e investimenti sono bravi e tutti coloro che spendono in questi ambiti - che magari produrranno un maggior risultato nel lungo periodo - sono scarsi.

Qual'è la sua ricetta per cambiare rotta?
Costituire un grande servizio di valutazione nazionale. Dobbiamo iniziare a valutare smettendo di usare le parole "costi generali" e "costi di progetto" nelle comunicazioni ai nostri donatori. Dobbiamo dotare l'Italia di un sistema di watchdog indipendenti che non abbiano budget ridicoli, come l'Agenzia del Terzo settore o l'Istituto italiano della donazione, ma che vengano dotati di fondi che gli consenta di essere un servizio al non profit.

 

A cura di Davide Minelli

 

(Fonte sito NONPROFITONLINE)

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